
La cucina creola,
spiegata a un italiano.
Cosa si mangia davvero, quanto costa, dove mangiano i seychellesi e perché il panino all'italiana qui non si fa.
Che cos'e' la cucina creola
E' un incrocio: base africana, tecnica francese, spezie indiane, un tocco cinese. Il risultato somiglia piu' alla cucina italiana di quanto ci si aspetti, perché parte dallo stesso posto: il pesce del giorno, pochi ingredienti, il mercato al mattino. Aglio, zenzero, cipolla, pomodoro, latte di cocco, curcuma. Non e' cucina piccante alla thailandese, ma un fondo di peperoncino c'e' quasi sempre.
I piatti che contano
Il pesce alla griglia (grilled fish): il piatto nazionale nei fatti.
Cernia, red snapper, tonno, marinati in aglio e zenzero, cotti sulla brace, serviti con riso
e insalata di papaya. Sette-dieci euro nei take-away, venticinque nei ristoranti.
Il curry di polpo (octopus curry): la specialita' che i seychellesi
servono alle occasioni. Latte di cocco, curry dolce, polpo tenerissimo.
Le lentilles e il riso: il quotidiano vero delle famiglie.
Il ladob: banane o manioca cotte nel latte di cocco con vaniglia e noce
moscata. Si mangia dolce a fine pasto o salato col pesce affumicato.
Il bat (curry di pipistrello della frutta): esiste, e' tradizionale, e non
e' per tutti. Chi lo prova dice sapore di selvaggina.
Le samosa e i bouchon: lo street food dei mercati, un euro l'uno.
Dove si mangia bene, e quanto costa
La regola d'oro e' una: i take-away creoli. Baracchini e vetrine dove si sceglie indicando: pesce, un curry, riso, insalata. Sette-dieci euro a porzione, porzioni enormi, ed e' oggettivamente il cibo migliore delle isole. Quelli buoni si riconoscono dalla fila di seychellesi a mezzogiorno. Il mercato di Victoria, il mercoledì sera a Beau Vallon con il pesce alla griglia, i chioschi lungo le strade del sud.
I ristoranti veri costano 25-30 euro a testa e valgono per la cena con vista, non per la qualita' superiore. Le pizzerie ci sono e sono discrete, spesso gestite da italiani.
Il supermercato: la verita'
Chi prende un self-catering per risparmiare scopre la stessa cosa che scoprono tutti gli italiani: nei market non c'e' l'occorrente per il panino all'italiana. Niente affettati decenti, niente formaggi da tavola, e quello che c'e' e' importato e carissimo. C'e' invece frutta ottima, riso, pasta, passata, uova, pesce fresco al mercato. Si mangia benissimo, ma cucinando o comprando take-away, non improvvisando la merenda all'italiana.
Per i bambini
Si ordina «not spicy», e resta comunque un fondo di piccante: riso bianco, pesce alla griglia semplice, patatine e frutta risolvono ogni pasto. Il pane bianco locale e' buono, i succhi di frutta freschi sono ovunque.
Il rum, la vaniglia e le cose da portare a casa
La bevanda nazionale e' il rum, e quello locale non e' un souvenir da aeroporto: il Takamaka, distillato a Mahé, si visita anche in distilleria e regge il confronto con i migliori dei Caraibi, soprattutto nella versione invecchiata e in quella al cocco. Il coco de mer, la noce doppia della Vallée de Mai, si porta via solo con il certificato ufficiale che i venditori autorizzati rilasciano: senza, e' contrabbando. Poi la vaniglia di Praslin, il tè alla citronella, le spezie del mercato di Victoria, il miele delle isole. La birra locale e' la SeyBrew, leggera e ovunque; il vino e' tutto importato e caro, un motivo in piu' per passare al rum col succo di frutta fresco.
I mercati, e come si compra
Il cuore alimentare dell'arcipelago e' il mercato Sir Selwyn Selwyn-Clarke di Victoria, aperto tutte le mattine e vivissimo il sabato: pesce appena sbarcato, montagne di frutta tropicale, banchi di spezie, e prezzi che a differenza dei negozi si ammorbidiscono con un sorriso. Ci si va presto, entro le nove, quando il pesce e' fresco e il caldo ancora sopportabile. Nei villaggi, i piccoli take-away e i banchi lungo la strada sono la vera mensa delle isole: si sceglie indicando, si paga in rupie, si mangia meglio che in molti ristoranti. E il mercoledì e il sabato sera, a Beau Vallon, il mercato del pesce alla griglia mette insieme le due cose migliori del viaggio: il cibo creolo e il tramonto.
Come si mangia da italiani, senza tradire il viaggio
Il viaggiatore italiano ha un vantaggio a tavola: riconosce subito la logica creola, perche' e' la stessa di casa. Il pesce si sceglie guardando l'occhio, il pomodoro e l'aglio non mancano mai, e il pranzo lento non e' una perdita di tempo ma il modo giusto di stare al mondo. L'unico scoglio e' la colazione, che qui e' minima: chi ci tiene si porta il caffe' e compra la frutta al mercato. Per il resto, il consiglio di Maya e' semplice: lasciare a casa la pizzeria e i ristoranti internazionali, che ci sono e sono cari senza essere migliori, e mangiare dove mangiano i seychellesi. Il rischio non e' mangiare male, e' mangiare come si mangerebbe ovunque, e tornare senza aver assaggiato il posto in cui si e' stati.
Domande frequenti
Quanto costa mangiare alle Seychelles?
Take-away creolo 7-10 euro a porzione, ristorante 25-30 a testa, birra 3-4 euro. Mangiando come i seychellesi si sta su 25-35 euro al giorno in due.
La cucina creola e' piccante?
C'e' quasi sempre un fondo di peperoncino, ma non e' cucina piccante in senso thailandese. Si puo' chiedere not spicy, tenendo conto che un minimo resta.
Cosa si trova nei supermercati?
Frutta, riso, pasta, passata, uova, pesce al mercato. Non si trovano affettati e formaggi da panino: il pranzo al sacco all'italiana qui non si fa, si fa il take-away.
Qual e' il piatto da provare assolutamente?
Il pesce alla griglia con riso e insalata di papaya, in un take-away con la fila di seychellesi davanti. Subito dopo, il curry di polpo.
Ci sono ristoranti italiani?
Sì, diversi, spesso gestiti da italiani residenti da anni: pizzerie discrete a Beau Vallon e nelle zone turistiche. Ma il viaggio si mangia creolo.
Gli altri capitoli.

Le venti spiagge che valgono il viaggio.
Non una classifica copiata: venti spiagge con l'indicazione di quando sono al meglio, come si arriva e cosa aspettarsi.
Leggi
Due settimane, fatte nell'ordine giusto.
Tre itinerari collaudati: sette giorni, dieci giorni, due settimane. Con le notti per isola e la regola dell'ultima notte.
Leggi